







"Solo due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana. E della prima non sono sicuro." (A.Einstein)
Kristen Stewart è nata e cresciuta a Los Angeles in California dove attualmente vive con la sua famiglia. Ha vissuto per qualche tempo nel Colorado. Il padre John Stewart era un manager e produttore televisivo che ha lavorato per il canale americano Fox. Sua madre Jules Mann-Stewart è una sceneggiatrice ed è originaria di Sydney, Australia, mentre suo padre John è originario di Lione, Francia, e ha un fratello maggiore di nome Cameron.
La carriera di Kristen inizia all'età di otto anni dopo che un agente la nota in una recita di Natale nella sua scuola. Il suo primo ruolo la vede come comparsa in una produzione della Disney intitolato Thirteen Year. Nel 2001 viene scelta dalla regista americana Rose Troche per interpretare il ruolo di un maschiaccio nel film indipendente La sicurezza degli oggetti dove reciterà accanto ad attori del calibro di Glenn Close. Nel 2002 interpreta un ruolo di grande rilevanza nella pellicola di David Fincher Panic Room dove dividerà la scena con Jodie Foster e Jared Leto. Il film riceve critiche positive e Kristen viene nominata al premio Young Artist Awards del 2003.
Nel 2003 interpreta il ruolo della figlia di Dennis Quaid e Sharon Stone nel thriller Oscure presenze a Cold Creek. Nel 2004 viene acclamata dalla critica per la sua interpretazione nel film tv Speak dove nonostante abbia solo 14 anni interpreta il personaggio di Melida Sordino, una ragazza che viene violentata da un suo compagno di scuola. La storia è tratta dal best-seller della scrittrice americana Laurie Anderson. Il 14 ottobre 2009 romanzo e film escono nella loro edizione italiana con il titolo Speak - Le parole non dette. e sempre nel 2004 interpreta Maddy nel film Tre ragazzi per un bottino. Nel 2005 Stewart interpreta il ruolo di Lisa nel film fantastico Zathura - Un'avventura spaziale accanto a Tim Robbins e a Josh Hutcherson. Nonostante il film abbia ricevuto critiche positive la prestazione di Kristen non ha accolto molto l'attenzione dei media.
L'anno dopo recita in un film diretto da Griffin Dunne intitolato Gioventù violata dove recita accanto a Donald Sutherland. Nel 2007 i registi di origine cinese Oxide Pang Chun e Danny Pang le offrono il ruolo di Jess Solomon nel film dell'orrore The Messengers. Il film riceve un gradito riscontro del pubblico ma non altrettanto dalla critica. Nello stesso anno l'attrice americana Mary Stuart Masterson la sceglie per il suo primo film da regista intitolato The Cake Eaters e sempre nel 2007 interpreta il film romantico Il bacio che aspettavo accanto a Meg Ryan, Adam Brody,che ha interpretato il personaggio di Seth in The O.C. e Olympia Dukakis. Sempre nel 2007 Sean Penn la sceglie per un piccolo ruolo nel film Into the Wild - Nelle terre selvagge.
Nello stesso anno partecipa al primo film cortometraggio diretto dall'attrice Kate Hudson intitolato Cutlass di cui la Hudson è anche sceneggiatrice. Nel 2008 partecipa al film Yellow Handkerchief non ancora distribuito nelle sale dove recita accanto a William Hurt. Nello stesso anno la Stewart recita accanto ad attori del calibro di Robert De Niro, John Turturro e Bruce Willis nel film commedia a sfondo satirico Disastro a Hollywood per la regia di Barry Levinson. Il film partecipa al Sundance Film Festival del 2008 ed è stato proiettato per la chiusura del Festival di Cannes 2008.Nello stesso anno fa un piccolo cameo nel finale di Jumper - Senza confini accanto ad Hayden Christensen.
Il 2008 è l'anno della svolta per Kristen: raggiunge la notorietà internazionale grazie al ruolo di Bella Swan nel film Twilight, diretto da Catherine Hardwicke. Grazie al successo ottenuto al botteghino la Summit Entertainment ha deciso di proseguire con il sequel di Twilight intitolato New Moon dove la Stewart è stata confermata per il ruolo di Bella. Nel 2009 oltre a New Moon la Stewart partecipa alla pellicola Adventureland e lavora ai film Welcome to the Rileys e K-11, in uscita nel 2010, che la vedrà di nuovo a fianco della collega Nikki Reed. La trama si svolge in una prigione di Los Angeles e le due attrici interpreteranno entrambe un ruolo maschile.
Nel settembre 2009 compare sulla copertina di Dazed & Confused.
Nel 2010 è la protagonista di The Runaways, film biografico sull’omonima rock-band degli anni Settanta, nel quale interpreta il ruolo della chitarrista, cantante e leader del gruppo, Joan Jett. In questo film sarà al fianco di Dakota Fanning.
Nel 2007 il regista e attore Sean Penn la sceglie per un piccolo ruolo nel film drammatico Into the Wild - Nelle terre selvagge accanto al protagonista Emile Hirsch. Kristen interpreta Tracy, un'adolescente cantante che ha preso una sbandata per il giovane avventuriero Christopher McCandless. In una recensione sul Chicago Tribune il giornalista Michael Phillips commenterà il ruolo di Kristen affermando che "esce fuori molto bene nonostante il piccolo ruolo che interpreta".
Nel 2008 Grazie al suo ruolo in Into the Wild - Nelle terre selvagge viene notata dalla regista americana Catherine Hardwicke che la sceglie per il ruolo di Bella Swan nel film campione d'incassi del 2008 Twilight. Il film è tratto dal primo romanzo della saga di Twilight della scrittrice americana Stephenie Meyer e la Stewart interpreta il ruolo di un'umana che si innamorerà corrisposta del vampiro Edward Cullen interpretato dall'attore di origine britannica Robert Pattinson. La Stewart è stata confermata per il ruolo di Bella Swan anche nel sequel di Twilight intitolato New Moon, uscito nelle sale il 18 novembre 2009.
Ultimo anno di liceo. Forks. Il giorno del suo diciottesimo compleanno Bella entra in crisi, poiché mentre lei è destinata ad invecchiare, Edward, l'innamorato vampiro, rimarrà per sempre un diciassettenne. Incapace di proteggerla dal dolore, il ragazzo lascia la cittadina insieme alla famiglia, chiedendole di non fare gesti sconsiderati e promettendole di non tornare.
Bella, però, scopre che sfidando la sorte può rivederlo, anche solo per pochi secondi e, come se non bastasse, trova conforto nell'amico Jakob, che è un licantropo e dunque un nemico naturale e giurato dei vampiri.
Passando per il richiamo esplicito a “Romeo e Giulietta” e approdando alla scenografia trionfale e al costume della sequenza presso i Volturi, all'interno della “ricostruzione” per la festa di S. Marco, Chris Weitz anziché abbigliarla di fatto spoglia la saga di Twilight delle sue coperture (il college-movie, il “mistery") e ne espone lo scheletro.
Resta l'idea di utilizzare la metafora del mostro per parlare di quei sentimenti umani la cui intensità supera la razionalità (l'utopia di un amore che possa proteggere dal male, per esempio) ma non è cosa nuova e meno che mai espressa in modo nuovo. A poco serve, dunque, ribaltare i ruoli e dipingere un Edward flemmatico e sacrificale, conciato da Cristo morto (e quanti riferimenti a inferno e paradiso…), e una Bella assetata di adrenalina che si cimenta a più riprese nella morte per finta, quasi fossero le prove generali (di nuovo: lo spettacolo) della trasformazione che le toglierà (forse) la vita ma le negherà ugualmente la morte.
Si ripetono in circolo (vizioso) i versi universalmente noti del sentimento amoroso, senza ricerca alcuna del particolare, dello scarto: Weitz si appoggia al lascito della Hardwicke per quel che concerne l'impianto visivo generale, alla fantasy(a) della Meyer per la sostanza del racconto, al puritanesimo che veglia sull'intera operazione narrativa e produttiva; poi, là dove non ha voce, stende un tappeto sonoro continuo e adotta un'estetica da videoclip che, però, è ripiego, scorciatoia evidente.
Nel 1998 ha iniziato la collaborazione con Radio 105 Network, dove ha condotto un programma trasmesso nei fine settimana; passato alla sede di New York, inaugurata nei primi mesi del 1999, ha condotto per 6 mesi 105 New York, con Camila Raznovich.
Rientrato dagli Stati Uniti, ha inventato e condotto Lo Zoo di 105, inizialmente in onda dalle 16 alle 18, per poi passare nella fascia dalle 7 alle 10 del mattino. Per un breve periodo il programma ha animato la fascia 12-14. Il successo del programma è stato tale che, dopo un periodo di sospensione nel 2001 a causa di vicissitudini di carattere legale, è stato poi ripreso nella fascia oraria delle ore 14.
Alla fine del 2005 il programma è diventato il più ascoltato d'Italia nella sua fascia oraria, sorpassando il programma di Radio Deejay Deejay Time ed attualmente risulta il programma che il maggior numero di ascoltatori nel quarto d'ora.
Il 12 agosto 2006 è partito assieme ad altri 5 italiani per la missione Uno Zoo in fuga - Route 66 USA dove in 13 giorni ha percorso tutta la famosa e storica Route 66 partendo da Chicago e arrivando a Los Angeles in sella ad una MV Agusta Brutale (lo stesso modello che ruberanno a Mazzoli 3 mesi dopo). Ad accompagnarlo in questa esperienza il suo compagno dello zoo Fabio Alisei, Lorenzo Cocco (Oggi Ex Amministratore Delegato MV Agusta), Tony Palmieri, e un altro amico. Ha avuto una piccola parte nel film Manuale d'amore 2, limitata a pochi secondi: in un'inquadratura il volto del dj rimane praticamente in ombra, mentre nell'altra è visibile solo il suo avambraccio. Proprio per questo, ai tempi dell'uscita del film, i suoi colleghi lo ribattezzarono come "l'avambraccio più famoso d'Italia".
IL BLOG
Nonostante nel sito di Radio 105 sia presente la pagina personale di ogni dj, nel 2005 Marco Mazzoli, utilizzando il sito Typepad, ha aperto un blog per comunicare liberamente con gli ascoltatori ed evitare le censure da parte della radio. L'url del blog inizialmente era http://mazzoli.typepad.com/, ma poco tempo dopo due ascoltatrici dello Zoo di 105, Anna e Giulia, hanno registrato un redirect attraverso il sito www.dot.tk, quindi il nuovo indirizzo è diventato: mazzoli.tk, che permetteva di accedere al blog di Mazzoli attraverso un indirizzo web più breve ed ulteriori servizi. In seguito Marco Mazzoli comprò il dominio www.marcomazzoli.it, risolvendo il problema dei banner pubblicitari che apparivano utilizzando il redirect tk. Nell'aprile 2008 Marco Mazzoli, in seguito ad un accordo con la radio, decide di spostare il suo blog sulle pagine del sito di Radio 105, accessibile sempre tramite il dominio www.marcomazzoli.it. L'accordo in realtà è un compromesso con cui Mazzoli avrebbe regalato alla radio gli accessi del suo blog, ricevendo in cambio la promessa che il sito di Radio 105 non avrebbe pubblicato in anteprima i video realizzati da Comedy Central. Tuttavia, dato che la radio ha infranto questo accordo, il blog di Marco Mazzoli è tornato all'indirizzo originario e da qualche giorno è riniziata la collaborazione con Anna e Giulia del vecchio mazzoli.tk. A partire dal 10 novembre 2009 circa, è in atto una fase di restyling generale del blog di Marco Mazzoli: verrà così incorporato al nuovo Sito Ufficiale dello Zoo di 105, abbandonando definitivamente il tanto agoniato quanto travagliato dominio.

Carico di bagagli e accompagnato dal suo secondo assistente, Brüno parte alla volta degli States per cercare fortuna e diventare la più grande celebrità austriaca dopo Hitler e Schwarzenegger. Addolorato e respinto dal cinema e dalla televisione Brüno prova inutilmente a suicidarsi coi dolci, a convertirsi all'eterossessualità, ad arruolarsi nell'esercito e a praticare lo sport preferito dagli uomini. Ma niente e nessuno sembra accordargli l'onore della ribalta. Eppure, un giorno non troppo lontano, troverà a sorpresa "la cosa più cool in cui penetrare".
Dopo aver imbarazzato governi e sollevato antichi e radicatissimi pregiudizi con un'operazione disarmante e sorprendente come Borat, Sacha Baron Cohen, attore eclettico e magnificamente spregiudicato, sbarca di nuovo nella terra della Libertà nei panni davvero cool di un factotum austriaco ed esagerato che chiede solo di poter esprimere i suoi talenti. Sconosciuto in Italia prima del successo di Borat e del suo reporter kazaco, cacciatore di zingari col desiderio di integrarsi con lo stile di vita americano, il comico inglese adatta per lo schermo e per la terza volta uno dei suoi personaggi televisivi. La provocazione è sempre stata la prerogativa principale delle sue maschere, dal gangsta Ali Gi (Ali G Indhaouse) al gay austriaco Brüno, corrispondente di moda e alla moda col vizio del neonazismo. Con profilo caratteriale portato e votato all'esasperazione, Brüno è la nuova incarnazione cinematografica del talento di Baron Cohen, che muove ininterrottamente al riso e declina le buone maniere. Ancora una volta il doppiaggio è importuno e irrispettoso nei riguardi del lavoro dell'attore ma per fortuna non compromette la magia demenziale del film.
Omosessualità, antisemitismo, conflitto in medio Oriente, riscaldamento globale, religione, nudità maschile, materialità dello scatologico, trovano spazio dentro un film estremamente sofisticato, che tocca con grande libertà costumi e riti sociali, in equilibrio delicato fra grottesco e denuncia. Brüno come Borat è di nuovo il buon selvaggio da civilizzare che dice quel che non pensa, facendo dire agli altri quello che pensano ma non direbbero mai (esemplare in questo senso la sequenza della lezione di arte marziale). L'epilogo è indubbiamente (e in fondo) romantico, se Borat sognava di impalmare Pamela Anderson, Brüno "batte" le stesse strade americane per inseguire il sogno del successo e trovare infine amore e conforto tra le braccia del suo assistente (mutuato dalla prostituta grassa e nera di Borat). Ebreo ortodosso che rispetta disciplinatamente il sabato, Baron Cohen è uno straordinario trasformista che pratica una comicità vernacolare, eversiva e difficilmente ripetibile. Brüno, alla maniera del suo lato B(orat), può permettersi di essere incolto, misogino, e antisemita perché il suo creatore è colto, femminista ed ebreo. In tempi di apatica condiscendenza il comico inglese ha la capacità di farsi concretamente amare da pochi (con gratitudine) e detestare da molti (con livore).
La pressione del sangue cala notevolmente, la frequenza delle pulsazioni si riduce fino a pochi battiti al minuto, la respirazione diventa irregolare e molto lenta e la temperatura corporea si abbassa fino quasi al congelamento. L'animale in letargo digiuna durante tutto il periodo di sonno e sopravvive bruciando lentamente il grasso accumulato in precedenza. Il rallentamento delle funzioni vitali rende possibile questa sorta di digiuno prolungato che porterebbe altrimenti alla morte dell'animale.
Voglio andare in letargoooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!!!!! ;O)
Nel 2002, Julie Powell si è appena trasferita nel Queens, sopra una pizzeria. All'università era tra le più promettenti ma la sua vita, alla soglia dei 30 anni, è in un limbo da quando ha rinunciato a completare il suo romanzo. Riuscirà a trovare un senso alla sua esistenza grazie al libro di Julia Child, aprirà un blog e racconterà la sua sfida: completare le 524 ricette della sua eroina in 365 giorni.
Ha fortissimi toni femminili Julie & Julia. Nora Ephron lo ha tratto dal libro autobiografico della Powell, facendone un film che segue in parallelo le esistenze di due personaggi che, benché siano separati da 50 anni, hanno moltissimi punti di contatto. Ne esce fuori una commedia dai tempi comici perfetti, sostenuta da due interpretazioni sontuose: la Streep ormai non sorprende più, se non fosse per l'accento straordinariamente divertente, il francese incerto e una verve ironica che rappresenta la novità assoluta della stagione.Mentre Meryl ha un personaggio senza lati oscuri e forse fin troppo solare, alla Adams è affidata Julia Powell, una donna del nostro tempo, con tutti i dubbi, le paure e l'esigenza di esprimersi.
Se la Street/Child è semplicemente innamorata del cibo e piano piano si immerge con la sua energia in questa nuova missione, la Adams/Powell cerca e trova nelle ricette di mezzo secolo prima il nutrimento adatto per il suo animo insoddisfatto.Il risultato finale è un piatto in cui non tutti gli ingredienti sono nella giusta proporzione ma dal sapore godibilissimo.
Non appena Michael entra sulla scena, in giacca in silver e simultaneamente nera, meraviglia del découpage, gli occhi si spalancano e l'anima si desta. Adesso esistono soltanto il gesto, il volto, il corpo, la musica, la parola, il tono, l'emozione. Come il suo man in the mirror, Jackson risponde con uno sguardo d'intesa alla sua immagine speculare.Da Bad a Thriller, da Billie Jean a Go to be there, da Smooth Criminal a I just can't stop loving you, M. J. si muove agile, esperto e sinuoso, battendo il tempo in un'esecuzione perfetta che provoca emozioni autentiche. Perché la bravura tecnica, come suggeriscono le coreografe addette alle selezioni dei ballerini che faranno corona intorno all'artista, non è sufficiente per concretizzare un sogno e raggiungere “la prima fila” nello show.
Soltanto undici ballerini proveranno la singular sensation in costumi dorati e cilindro, soltanto la prima linea accompagnerà Jackson sul palco e ne sarà la sua osservante e reverente emanazione, moltiplicata all'infinito come negli specchi di Chorus Line e grazie alla magia del green screen. Dopo aver personalmente promosso gli elementi più meritevoli, l'artista avvia lo show, rigorosamente cronometrico e superbamente coreografico, costringendo la macchina da presa da creatrice dello spettacolo a spettatrice dell'esibizione. Lo schermo diventa allora tutta una scoperta: M. J. allarga le braccia e muove le mani come un direttore d'orchestra in un teatro di marionette e di talenti, dentro uno spettacolo fondato sulla centralità della danza e di un artista in grado di avere vita sulla scena e di distruggere gli automatismi quotidiani del corpo, creando una diversa qualità di energia, visibile anche in situazioni di immobilità. Dietro l'impressione di facilità e naturalezza, lo spettatore scoprirà una mania di perfezionismo assoluta ("Le prove servono a questo"), sempre nobile, sempre garbata.
Il momento più poetico è il virtuosistico assolo su Billie Jean, mentre ballerini e stelle stanno a guardare. Guardano espandersi il suo mito leggero e impalpabile, la dimensione espressiva della sua anima, la verità di un corpo che balla "ricomposto" (da Ortega) nel modo e nel luogo giusto. This is it. That is it.
Una volta con loro però accadono tanti piccoli incidenti ed Esther è sempre al centro dei problemi non nascondendo ai fratelli acquisiti il suo istinto malvagio e i piani precisi dietro ogni mossa.
La preoccupazione è tale che i genitori decidono di informarsi sul suo passato ma all'orfanotrofio non hanno informazioni su di lei precedenti il suo arrivo.Non c'è niente di più spaventoso come l'idea di essersi messi in casa qualcuno che non si conosce bene e che con il tempo si rivela sempre più inquietante.
La convivenza con un elemento deviante che riesce a metterci contro i nostri cari è da sempre una scintilla che scatena ansia, come anche il tema del bambino demoniaco (sia metaforicamente che effettivamente) capace di passare per innocente agli occhi di tutti e di far credere pazzi coloro che lo accusano.
Jaume Collet-Sera su quest'impianto si inventa molto poco rubando suggestioni da L'Innocenza del Diavolo e molto horror spagnolo recente. La sua idea di suspense non solo è abbastanza scontata ma a tratti anche ingannatoria.Lunghi momenti di silenzio interrotti da rumori improvvisi, porte che sbattono, macchine che suonano il clacson o impennate della colonna sonora sono il mezzo principale per aumentare la tensione anche quando poi si rivela un inganno, quando cioè la molta paura del protagonista (e dello spettatore) è per qualcosa che avviene.
Purtroppo tutto questo non è propedeutico a null'altro, uno spavento fine a se stesso senza che ci sia nessuna vera costruzione di una paura duratura.